C.S.O.I.M.E.

Aromaterapia

GLI OLI ESSENZIALI

Estrazione, Biochimica, Farmacologia, Tossicologia

INDICE

OLI ESSENZIALI

Definizione

Proprietà fisicochimiche

Metodi di preparazione

Composizione chimica

Classificazione degli oli essenziali

Oli essenziali purificati

Oli essenziali attivati

Diffusione

Azione farmacodinamica

Tossicologia

OLI ESSENZIALI

Definizione

Gli oli essenziali sono dei miscugli aromatici di sostanze organiche diverse (alcooli, aldeidi, chetoni, acidi, esteri, eteri, terpeni, ecc.) ottenuti, per distillazione in corrente di vapore o per spremitura, da materiale vegetale di un unico genere e specie botanica del quale possiedono le caratteristiche organolettiche (sapore e odore) e portano generalmente il nome.

In passato i derivati odorosi delle piante aromatiche venivano designati con nomi diversi come aromi, oli eterei, essenze, ma la Farmacopea Francese dal 1972 ha uniformato la nomenclatura introducendo tassativamente il termine di olio essenziale.

Proprietà fisicochimiche

Gli oli essenziali sono, nella maggior parte dei casi, liquidi a temperatura ordinaria, volatili, di consistenza oleosa, più o meno fluidi (la loro densità è molto spesso inferiore a quella dell’acqua e varia da 0.759 a 1.187), di odore aromatico, incolori ma sovente coloranti (in rosso il Benzoino e la Cannella, in blu la Camomilla, in verde l’Assenzio, in giallo il Limone, ecc.), destrogiri o levogiri ma raramente otticamente inattivi.

Essi sono poco solubili in acqua, alla quale però trasmettono il loro aroma perché lievemente idrofili, mentre risultano solubili in alcool, etere, cloroformio e nella maggior parte dei solventi organici. La loro volatilità li distingue dagli altri oli fissi o lipidi.

In alcuni casi il costituente principale dell’olio essenziale è solido a temperatura ambiente, come accade per il timolo (olio essenziale di Timo), il mentolo (olio essenziale di Menta) e l’anetolo (olio essenziale di Anice verde e di Badiana).

 

Metodi di preparazione

Per gli oli essenziali destinati all’uso terapeutico (aromaterapia) la Farmacopea ammette due soli procedimenti di estrazione:

* la distillazione in corrente di vapore e successiva separazione per decantazione.

La distillazione in corrente di vapore è una tecnica di estrazione che consente di distillare a una temperatura più bassa di quella di ebollizione dell’ acqua quei liquidi che, come gli oli essenziali, hanno un punto di ebollizione anche molto più elevato. Infatti i costituenti degli oli essenziali hanno un punto di ebollizione superiore a quello dell’acqua, tuttavia presentano una certa facilità a volatilizzare a temperature inferiori a questa: ne segue che essi si lasciano allora facilmente trascinare dal vapore d’acqua nel corso del processo di estrazione.

La distillazione in corrente di vapore interessa la maggior parte delle piante aromatiche: Anice, Cannella, Origano, Garofano, Lavanda, Issopo, Geranio, Menta, Basilico, Rosmarino, Timo, Salvia, Sandalo, Ylang-Ylang, Finocchio, Cipresso, Ginepro, ecc. e si riserva per quegli oli essenziali scarsamente solubili in acqua e i cui costituenti non sono decomposti dal calore.

Generalmente le piante aromatiche si distillano allo stato fresco perchè una loro conservazione, protratta anche per poche ore, può innescare dei processi fermentativi capaci di distruggere in parte l’essenza o di alterarne irrimediabilmente la fragranza del profumo.

Un apparecchio adatto per eseguire la distillazione in corrente di vapore di piante aromatiche deve comprendere:

* una caldaia in rame o altro metallo (generatore di vapore) nella quale viene posta l’acqua. Solitamente il vegetale da distillare non è a contatto diretto con l’ acqua ma collocato sopra un cestello situato nella parte superiore della caldaia;

* un refrigerante formato da un tubo a serpentina entro il quale si fa fluire, in continuo, acqua fredda;

* un recipiente di raccolta del distillato la cui forma è variabile in rapporto alla densità dell’olio essenziale rispetto a quella dell’acqua. Il vapor d’acqua generato nella caldaia opportunamente riscaldata, investe il vegetale e, facendo scoppiare le piccole ghiandole oleifere, si satura di sostanze oleose volatili. La miscela vapore d’ acqua/olio essenziale, attraversando, infine, la serpentina refrigerante, si condensa e si raccoglie nell’apposito recipiente.

I1 prodotto della distillazione è, dunque, una miscela di acqua e olio essenziale ma poiché i due liquidi non sono miscibili tra loro, la separazione tra le due fasi (quella acquosa e quella oleosa) avviene spontaneamente nel recipiente di raccolta: la fase oleosa costituisce l’olio essenziale, mentre quella acquosa rappresenta l’idrolito che contiene sempre piccole quantità di essenza disciolta.

Prima della distillazione il materiale vegetale deve essere convenientemente manipolato al fine di ottenere il massimo rendimento nel corso del processo di estrazione. Le droghe nelle quali gli oli essenziali sono contenuti in tasche o canali secretori (i frutti delle Apiaceae) vanno finemente contuse cosi da facilitare il processo di diffusione dell’olio essenziale e distillate subito dopo, onde evitare le trasformazioni secondarie (innescate da reazioni di ossidazione, ecc.) e una perdita del prodotto per evaporazione.

Se, al contrario, l’olio essenziale è contenuto nei peli ghiandolari superficiali come si verifica nella Lavanda, nella Menta e nella Salvia le rese più elevate si ottengono distillando la droga integra.

Conviene sottolineare l’importante fatto che gli oli essenziali ottenuti per distillazione in corrente di vapore non sono identici alle sostanze aromatiche contenute nell’ apparato secretore della pianta, ma risultano più o meno modificati a seguito del metodo di estrazione. Si formano così delle nuove molecole a partire da precursori per ciclizzazione, polimerizzazione, ossidazione, perossidazione e apertura degli anelli lattonici dei composti originariamente contenuti. E il caso, ad esempio, del camazulene che si ritrova negli oli essenziali di Achillea e di Camomilla: questo idrocarburo sesquiterpenico di colore blu si forma durante la distillazione da precursori camazulenogeni incolori, quali l’achillicina e la matricina.

* l’estrazione per spremitura.

Questa tecnica è solitamente riservata per quelle droghe aromatiche che contengono gli oli essenziali in cellule superficiali e in grande quantità come i frutti del genere Citrus (Limone, Mandarino, Arancio amaro, Arancio dolce, Bergamotto). Le essenze di questi frutti sono altresi facilmente perossidabili tanto da non sopportare una estrazione a caldo.

In questo caso si può procedere come segue: l’epicarpo (scorza) del frutto fresco viene posto in sacchetti di crine, indi sottoposto a forte pressione in particolari torchi a mano oppure idraulici. L’azione meccanica conseguente alla pressione, provoca la rottura degli otricoli o cellule oleifere e la fuoriuscita dell’olio essenziale che viene quindi raccolto.

 

Composizione chimica

La costituzione chimica degli oli essenziali è molto complessa, tuttavia è possibile riunire i loro componenti in alcuni gruppi fondamentali:

  1. a) gruppo dei composti contenenti carbonio (C) e idrogeno (H):

* idrocarburi monoterpenici (C 10) alifatici e aromatici insaturi mono e bicicli:

mircene (Verbena, Sassafrasso), limonene (Limone, Bergamotto, Finocchio, Carvi, Macis), pinene (Trementina, Cipresso, Eucalipto, Basilico, Rosmarino), canfene (Ginepro, Trementina), terpinene (Cardamomo, Maggiorana, Trementina, Aneto), sabinene (Sabina, Maggiorana, Cardamomo), fellandrene (Angelica, Badiana, Fellandrio, Finocchio, Eucalipto, Limone, Salvia, Sassafrasso), silvestrene (Cipresso n Pino).

* idrocarburi sesquiterpenici (C 15):

cardinene (Ginepro, Cade, Limone), selinene (Sedano), cariofillene (Garofano, Cannella), umulene (Luppolo, Pioppo, Betulla), cedrene (Cedro, Ginepro).

* azuleni: camazulene (Achillea, Camomilla), eucazulene (Eucalipto), gajazulene (Guajaco), vetivazulene (Vetiver).

* idrocarburi diterpenici (C 20): canforene (Canfora), cupressene (Cipresso).

  1. b) gruppo dei composti contenenti carbonio (C), idrogeno (H) e ossigeno (O).

* alcooli: linalolo (Coriandolo, Limone, Lavanda, Basilico, Sassafrasso), geraniolo (Geranio, Citronella, Rosa, Coriandolo), santalolo (Sandalo), mentolo (Menta), nerolo (Arancio, Bergamotto, Mirto), terpineolo (Badiana, Bergamotto, Maggiorana, Geranio), farnesolo (Rosa, Ylang-Ylang), borneolo (Lavanda, Coriandolo, Rosmarino, Pino), citronellolo (Geranio, Citronella), mirtenolo (Mirto, Geranio).

* aldeidi: aldeide cinnamica (Cannella), aldeide benzoica (Mandorle amare, Lauro, Benzoino), aldeide cuminica (Cumino, Finocchio, Carvi), aldeide anisica (Anice, Badiana, Finocchio, Vaniglia), citrale (Limone, Verbena, Melissa), citronellale (Limone, Citronella, Melissa), vanillina (Vaniglia, Benzoino, Balsamo del Perù, Balsamo del Tolù).

* chetoni: carvone (Carvi, Aneto, Anice), tujone (Thuja, Assenzio, Artemisia, Salvia, Tanaceto), canfora (Canfora, Cannella, Salvia, Basilico), pulegone (Menta pulegio), fencone (Finocchio), mentone (Menta).

* fenoli: timolo (Timo), eugenolo (Chiodi di Garofano, Sassafrasso), carvacrolo (Origano, Timo, Menta).

* eteri: anetolo (Finocchio, Badiana, Anice, Aneto), apiolo (Prezzemolo, Aneto), safrolo (Sassafrasso, Badiana, Noce moscata), eucaliptolo (Eucalipto), estragolo (Estragone).

* esteri: acetato dilinalile (Lavanda, Bergamotto), salicilato di metile (Gaulteria, Betulla), acetato di geranile (Lavanda, Eucalipto), acetato di bornile (Pino, Rosmarino), benzoato di benzile (Benzonio, Balsamo del Perù, Balsamo deI Tolù), acetato di terpenile (Cipresso, Pino).

* acidi organici: acido benzoico (Ylang-Ylang, Benzoino, Balsamo del Tolù, Balsamo del Perù), acido cinnamico (Benzoino, Storace, Balsamo del Perù, Balsamo del Tolù), acido salicilico (Gaulteria, Betulla, Piopo), acido cuminico (Cumino).

* perossidi: ascaridolo (Chenopodio).

  1. c) gruppo dei composti contenenti carbonio (C), idrogeno (H), ossigeno (O), azoto (N) e zolfo (S):

. derivati solfocianici e solforati (Cipolla, Aglio, Senape)

La composizione chimica degli oli essenziali è variabile entro limiti abbastanza ampi per l’influenza di numerosi parametri tra i quali primariamente:

* i fattori ecologici o ambientali quali la luce, l’acqua, la latitudine e la composizone del terreno;

* I fattori genetici. E’ noto, infatti, che tra gli individui vegetali (ma anche animali) appartenenti ad una stessa specie è sempre possibile evidenziare una variabilità nei caratteri morfologici e biochimici.

L’esistenza di varietà chimiche nell’ambito della stessa specie è ben documentata per numerosi vegetali.

In Francia il Thymus vulgaris L. è presente in ben sei chemiotipi: a timolo, a linalolo, a terpineolo, a tujanolo, a geraniolo e a carvacrolo, mentre il Finocchio dolce può presentarsi ad anetolo dominante oppure a estragolo dominante.

Questa osservazione è molto importante perchè impone un rigido controllo sulla materia prima, cosi da rendere disponibile al terapeuta un prodotto omogeneo non solo sul piano botanico ma soprattutto su quello biochimico.

 

 

Classificazione degli oli essenziali

Gli oli essenziali, secondo una tradizione introdotta da M.M.Charabot e Dupont, sono classificati in base al costituente chimico contenuto in maggior concentrazione. In base a questo criterio abbiamo:

* oli essenziali a prevalente contenuto in idrocarburi mono o sesquiterpenici (Limone, Ginepro, Trementina);

* oli essenziali a prevalente contenuto in aldeidi (aldeide cinnamica nella Cannella, aldeide benzoica nel Mandorlo amaro);

* oli essenziali a prevalente contenuto in alcooli (geraniolo nel Geranio, santalolo nel Sandalo, linalolo nel Coriandolo);

* oli essenziali a prevalente contenuto in chetoni (carvone nel Carvi, tujone nell’Assenzio, nella Thuja e nella Salvia);

* oli essenziali a prevalente contenuto in fenoli (eugenolo nel Garofano, timolo nel Timo, carvacrolo nella Santoreggia);

* oli essenziali a prevalente contenuto in composti solforati (bisolfuro di allile nell’Aglio);

* oli essenziali a prevalente contenuto in esteri e alcooli (linalolo e acetato di linalile nella Lavanda);

* oli essenziali a prevalente contenuto in aldeidi e fenoli (aldeide cinnamica ed eugenolo nella Cannella di Ceylon);

. oli essenziali a prevalente contenuto in perossidi (ascaridolo nel Chenopodio).

 

 

Oli essenziali purificati

L’olio essenziale naturale e totale si rivela quasi sempre più attivo del suo costituente principale e, inoltre, è in grado di agire sull’organismo con una azione biologica più globale ed equilibrata.

E’ quindi ad esso che il terapeuta deve fare ricorso evitando con cura ogni altro tipo di olio essenziale proposto dal mercato.

Però alcuni oli essenziali non possono essere utilizzati grezzi perchè contengono composti di odore sgradevole o irritanti per la pelle o, comunque dotati di proprietà sconvenienti sul piano terapeutico come si verifica, ad esempio, per l’aldeide valerianica, irritante e tussigena; anche l’olio essenziale di Niaouli deve essere purificato con la sottrazione delle aldeidi aventi proprietà irritanti sulle mucose.

E’ necessario allora purificare le essenze grezze dai costituenti sgraditi mediante la tecnica della distillazione frazionata che consente di separare una sostanza chimica volatile ben definita da quelle con le quali forma un miscuglio.

Anche gli idrocarburi terpenici sono spesso eliminati. Questi composti insaturi sono irritanti per la pelle, si ossidano facilmente in corrispondenza dei doppi legami, vanno incontro a processi di polimerizzazione (resinificazione) che modificano sostanzialmente le proprietà, il profumo e la solubilità nell’alcool dell’olio essenziale.

La deterpenazione consiste nel separare gli idrocarburi monoterpenici, poco solubili in acqua ed irritanti per la pelle, dai costituenti sesquiterpenici e dai composti ossigenati (fenoli, alcooli, aldeidi, chetoni, ecc.). In tal modo si perviene ad un olio essenziale deterpenato che vede attivato il proprio potere battericida a seguito di una aumentata concentrazione della frazione dei composti ossigenati.

Gli oli essenziali deterpenati sono più stabili, più solubili nell’acqua e nell’alcool di basso titolo (anche 70° e 60°) mentre sono privi di potere irritante per le vie respiratorie, per gli occhi e le mucose in genere. Per contro si conservano con minore facilità.

 

Oli essenziali attivati

Talvolta può essere utile ricorrere ad alcune tecniche (perossidazione) che pur conducendo ad una modificazione più o meno profonda nella costituzione originale dell’olio essenziale, ne esaltano l’attività battericida con evidenti vantaggi sul piano terapeutico.

La perossidazione consiste nel fare agire ozono o aria ozonizzata, in determinate condizioni di temperatura, pressione e suddivisione dell’essenza cosi da determinare la formazione di perossidi in una percentuale che è direttamente proporzionale al tempo e all’intensità dell’azione perossidante.

In ambiente ozonizzato i doppi legami dei composti terpenici sommano ossigeno formando dei perossidi, una classe di composti ad azione battericida perchè capaci di liberare, a contatto dei germi, ossigeno allo stato nascente che è in grado di ossidare anche quei substrati del protoplasma vivente che l,ossigeno molecolare atmosferico non aggredisce.

Gli oli essenziali perossidati presentano una tensione superficiale di gran lunga superiore a quella delle essenze naturali e ciò ne aumenta la loro penetrazione percutanea.

Tuttavia gli oli essenziali dei quali si è aumentata l’azione antibatterica con l’attivazione perossidica presentano un maggior coefficiente di irritazione cutanea, fatto questo che rende indispensabile emulsionarli con veicoli adatti.

 

 

Diffusione

Nelle piante aromatiche gli oli essenziali sono presenti nelle parti verdi del vegetale fin dai primi mesi della sua vita e continuano a prodursi e ad accumularsi fino al principio dell’antesi, dopo di che si verifica un rallentamento della loro sintesi.

Essi sono prodotti nel citoplasma da cellule specializzate, legate agli organi secretori della pianta: i peli ghiandolari nelle Asteraceae e Laminaceae, le tasche secretrici nelle Mirtaceae e i canali secretori nelle Conifere e nelle Apiaceae .

Gli oli essenziali si trovano localizzati nei fiori (Lavanda, Arancio), nelle foglie (Menta, Salvia, Assenzio), nella corteccia (Cannella), nel legno (Sandalo, Cedro), nelle radici (Angelica, Sassafrasso), nei rizomi (Calamo) e nei frutti (Bergamotto, Limone, Finocchio, Anice).

Talvolta le diverse parti di uno stesso vegetale contengono oli essenziali tra loro differenti per una diversa concentrazione di un loro comune costituente o per la presenza di composti chimici differenti. E’ il caso dell’ Arancio amaro.

La distillazione dei fiori produce l’essenza di Neroli, che, dapprima gialla, a contatto con l’aria diviene rosso-bruna, ha un odore particolarmente soave e contiene antranilato di metile; l’epicarpo dei frutti immaturi produce l’essenza di petitgrain, un olio essenziale ricco in acetato di linalile e linalolo.

Le funzioni degli oli essenziali nella fisiologia delle piante sono ignote ma vi sono in proposito numerosissime ipotesi.

Secondo alcuni gli oli essenziali rappresentano dei prodotti di rifiuto del metabolismo vegetale; per altri questi composti odorosi disperdendosi nell’aria, attraverso l’epidermide delle foglie e dei fiori, avrebbero la funzione di attirare gli insetti pronubi, favorendo cosi l’impollinazione incrociata fra le specie.

Secondo Charabot gli oli essenziali, al contrario, svolgerebbero un ruolo principalmente nutritivo come è dimostrato dal fatto che ponendo delle piante aromatiche al buio queste perdono completamente i loro principi odorosi che sarebbero impiegati in sostituzione dei metaboliti normalmente sintetizzati nel corso della fotosintesi clorofilliana; secondo Lutz, infine, i costituenti degli oli essenziali si comportano come dei moderatori dei processi ossidativi cellulari.

Gli oli essenziali sono presenti, sebbene in quantità molto diverse, in quasi tutte le piante.

Convenzionalmente i vegetali a oli essenziali sono quelli che contengono sostanze odorose distillabili nella quantità percentuale da 0,0l% al 20%, riferita la peso della pianta fresca.

Le famiglie botaniche più importanti per il loro contenuto in oli essenziali sono le Asteraceae (Achillea millefolium L., Anthemis nobilis L., Matricaria chamomilla L., Artemisia vulgaris L., Artemisia absinthium L., Tanacetum vulgare L.), le Lamiaceae (Hyssopus officinalis L., Marrubium vulgare L. Majorana hortensis Moench., Melissa officinalis L., Menta piperita L., Ocimum basilicum L., Origanum vulgare L., Rosmarinus officinalis L., Salvia officinalis L., Thymus serpillum L., Thymus vulgaris L.), le Lauraceae (Cinnamomum zeylanicum Nees, Cinnamomum camphora T.Nees et Eberm., Sassafras officinalis Nees et Eberm.), le Santalaceae (Santalum album L.), le Mirtaceae (Eucalyptus globulus Labill., Eugenia caryophyllata Thunb., Myrtus communis L., Malaleuca leucadendron L.), le Apiaceae (Angelica archangelica L., Anethum graveolens L., Coriandrum sativum L., Foeniculum vulgare Gaertn., Pimpinella anisum L., Petroselinum sativum Hoffm.); inoltre le Araceae (Acorus calamus L.), le Rutaceae (Ruta graveolens L, Citrus bergamia Riss. e Poit, Citrus sinensis Osbeck , Citrus limonum L., Citrus bigaradia Riss.), le Liliaceae (Allium cepa L., Allium sativum L.), le Magnoliaceae (lllicium verum Hook.f ), le Cupressaceae (Juniperus communis L., Cupressus sempervirens L., Juniperus sabi na L.), le Pinaceae (Pinus silvestris L., Pinus pinaster Soland.).

 

 

Azione farmacodinamica

L’uso degli oli essenziali e la conoscenza delle tecniche di distillazione sono molto antichi perchè risalgono, forse, a 4000 anni fa.

Ma è solo dal 1700 che un piccolo gruppo di resine e di oli essenziali sono impiegati con sistematicità nella cura delle malattie dell’uomo.

Da allora il loro numero è progressivamente aumentato fino a giungere a oltre un centinaio di oli essenziali disponibili, sebbene in terapia se ne utilizzino da 30 a 40.

Gli oli essenziali esercitano delle attività terapeutiche polivalenti i cui meccanismi d’azione, per la loro complessità ma anche per la scarsità di studiosi che si dedicano a questo ramo della ricerca, non sono sempre chiari e univocamente individuati. Tuttavia si può dire che i prodotti odorosi delle piante aromatiche influenzano tutti i sistemi organici con una azione di potenziamento delle funzioni vitali; ma accanto a questa attività aspecifica di riequilibrio metabolico ve ne sono altre, caratteristiche per un loro tropismo specifico verso un organo, un sistema o un apparato.

Se gli oli essenziali agiscono sulle funzioni biologiche non lasciano certamente intatte quelle psichiche. In realtà essi producono degli effetti somatopsichici, che saranno meglio illustrati in seguito, perchè agiscono sia sul soma sia sulle facoltà della mente.

Qui verranno descritte alcune delle più importanti azioni farmacoterapeutiche degli oli essenziali, ma bisogna tenere presente che queste sono sempre integrate e mai isolate o limitate a una funzione o a un organo come potrebbe apparire dalla seguente schematizzazione, adottata solo al fine di raggiungere una certa chiarezza espositiva.

I costituenti chimici delle essenze, il loro odore, il loro sapore, agendo singolarmente o in sinergia, determinano sempre una azione globale che coinvolge l’unità psicosomatica dell’uomo.

* azione sull’apparato digerente:

il tubo gastroenterico e le ghiandole annesse sono nettamente influenzati dagli oli essenziali. Le proprietà più appariscenti di questi miscugli aromatici, il loro odore e sapore, stimolano per via riflessa, attraverso la sollecitazione delle terminazioni nervose dei recettori gustativi (palato e lingua) e olfattivi (mucosa nasale), le secrezioni salivare gastrica ed enterica migliorando il processo della digestione. Quando sono somministrati per via interna essi agiscono anche con un meccanismo ghiandolare a seguito di una stimolazione diretta delle ghiandole gastriche secernenti.

Ma altre azioni sono di notevole importanza: quella antispasmodica sulla muscolatura liscia (Basilico, Bergamotto, Camomilla, Cannella, Cardamomo, Finocchio, Lavanda, Maggiorana, Melissa, Menta piperita, Rosmarino, Salvia), quella antifermentativa, quella antiacida (Chiodi di Garofano) e quella carminativa.

Alcuni oli essenziali si caratterizzano per un singolare tropismo sul pacreas endocrino (Eucalipto, Geranio, Ginepro) e sul fegato (Rosmarino, Ginepro, Lavanda, Camomilla, Menta, Cipresso).

* azione sull’apparato cardiocircolatorio:

anche il cuore e i vasi sono sensibili alle proprietà degli oli essenziali.

La Canfora stimola il muscolo cardiaco mentre Melissa, Arancio fiori, Lavanda, Rosmarino e Ylang-Ylang rallentano la frequenza cardiaca esagerata come si verifica nelle palpitazioni. Il diametro dei vasi può essere modificato provocando ipotensione (Issopo, Lavanda, Maggiorana, Aglio, Melissa, Salvia, Ylang-Ylang) o ipertensione (Canfora, Rosmarino, Cipresso, Timo) con meccanismi muscolari e/o nervosi.

* azione sul sistema nervoso:

molti oli esenziali manifestano un chiaro neurotropismo sia verso il sistema nervoso centrale (S.N.C.) sia verso quello autonomo.

L’Origano, il Rosmarino, la Verbena e il Garofano esercitano una azione parasimpaticomimetica, il Timo, il Serpillo, l’Issopo, il Cipresso e l’Estragone una attività parasimpaticolitica; la Lavanda, l’Angelica e l’Ylang-Ylang possiedono una azione simpaticolitica mentre la Santoreggia, il Basilico, il Pino e il Limone hanno una azione simpaticomimetica.

In rapporto al S.N.C. alcuni autori classificano gli oli essenziali in quattro classi fondamentali: oli essenziali convulsivanti (Salvia, Tanaceto, Thuja, Assenzio, Anice), eccito-stupefacenti, stupefacenti (Noce moscata, Menta) e anticonvulsivanti (Calamo, Salvia sclarea, Lavanda).

Il gruppo degli oli essenziali eccito-stupefacenti è a sua volta suddiviso in essenze prevalentemente stimolanti (Basilico, Finocchio, Limone, Menta, Salvia, Timo) ed essenze prevalentemente calmanti o sedative (Camomilla, Lavanda, Maggiorana, Melissa, Verbena). Ma si deve ricordare che i confini tra l’azione sedativa e quella stimolante non sono mai netti, tanto che molti oli essenziali mostrano una attività calmante in piccole dosi ed una eccitante per dosi maggiori.

Se gli oli essenziali influenzano il S.N. e lo stato psichico per via umorale, un pari effetto può essere raggiunto mediante l’olfatto sfruttando l’odore che promanano.

La porzione superiore della cavità nasale è tappezzata dalle terminazioni nervose delle cellule olfattive bipolari immerse nella mucosa. L’energia chimica connessa con lo stimolo odoroso viene convertita dai chemiorecettori in un impulso elettrico che, confluendo nel nervo olfattivo, va a stimolare i centri olfattivi del talamo, del bulbo e del telencefalo.

In questo modo il semplice odore degli oli essenziali è in grado di condizionare lo stato timico, cioè le oscillazioni dell’umore, e il sistema nervoso.

Paolo Rovesti, riprendendo dei precedenti lavori di Gatti e Cajola (1923-1925) e di altri autori francesi ( Cadeac, Meunier e Gache) sull’influenza delle caratteristiche odorose delle essenze sul sistema nervoso, ha potuto confermare le loro proprietà neurocalmanti (oli essenziali ansiolitici) e neurostimolanti (oli essenziali antidepressivi) anche quando sono somministrate per inalazione o per aspirazione olfattiva (annusamento). Si tratta, in questo caso, di una vera e propria riflesso-terapia endonasale, fondata sulla stimolazione di chemiorecettori olfattivi da parte delle sostanze odorose contenute negli oli essenziali.

* azione sulsistema endocrino:

gli oli essenziali, a prescindere dal contenuto in sostanze ormono simili, caratteristico di alcuni di essi, si comportano come degli ormoni vegetali (fito-ormoni).

Presenti nel torrente circolatorio in concentrazioni sempre molto ridotte (la dose media per bocca è di 2-5 gocce che diluita in 5 litri di sangue danno una concentrazione ematica di 10-5M), essi giungono ai tessuti specifici regolandone l’attività metabolica, la crescita e quindi comportandosi come fattori importanti di regolazione.

La loro azione stimolante o inibente su alcune ghiandole endocrine è chiaramente dimostrata: Basilico, Pino, Santoreggia, Timo, Geranio e Rosmarino stimolano la corteccia surrenale, mentre la Menta e il Gelsomino attivano la secrezione degli ormoni ipofisari.

Per altre ghiandole non vi sono evidenze sperimentali, tuttavia l’osservazione clinica porta a dire che tutte le ghiandole endocrine sono influenzate dagli oli essenziali attraverso la loro attività ormono-simile.

In definitiva si può affermare che la loro capacità di modulare lo stato funzionale del sistema neuro-endocrino, cardine della regolazione omeostatica, fa degli oli essenziali uno dei più potenti strumenti con i quali è possibile giungere al riequilibrio organico.

* azione sulsistema immunitario: le malattie a eziologia batterica che colpiscono l’uomo sono divenute assai numerose e cresce sempre più l’elenco dei batteri catalogati dai microbiologi perchè ritenuti colpevoli di essere la causa di qualche nuova affezione morbosa. Tuttavia la malattia batterica non è mai l’effetto immediato della patogeneicità di un batterio quanto la risultante di due termini mutuamente interagenti tra loro: le naturali difese immunologiche proprie di ciascuno di noi e la virulenza del microbo.

Questa affermazione è perfettamente in accordo col fatto che non tutti soccombono di fronte ad una epidemia.

Per quanto non se ne conosca il meccanismo d’azione, alcuni oli essenziali (Bergamotto, Lavanda, Camomilla, Timo, Pino, Sandalo) hanno la facoltà di stimolare la produzione di linfociti immunitari rendendo l’organismo più pronto a respingere le aggressioni batteriche.

* azione sull’apparato polmonare:

gran parte degli oli essenziali sono eliminati, in quantità maggiore o minore, attraverso l’albero respiratorio a livello del quale esercitano una azione antisettica, antispastica (Finocchio, Menta piperita, Timo, Salvia, Eucalipto, Lavanda), espettorante (Aglio’ Canfora, Basilico, Eucalipto, Maggiorana, Origano’ Santoreggia, Finocchio, Issopo, Menta, Sandalo) e stimolante degli atti respiratori (Canfora).

* azione sull’apparato urinario:

gli oli essenziali sono eliminati attraverso la pelle, i polmoni e, soprattutto, la via renale.

Molti costituenti degli oli essenziali in fase di eliminazione esercitano una azione diuretica (Aglio, Anice verde, Betulla, Camomilla, Cipolla, Cipresso, Ginepro, Eucalipto, Geranio, Issopo, Lavanda, Limone, Rosmarino, Sandalo, Timo), antilitiasica (Camomilla, Geranio, Ginepro, lssopo, Finocchio) e antisettica.

L’azione diuretica degli oli essenziali può essere l’effetto di una influenza sul processo di ultrafiltrazione che avviene nel glomerulo oppure la conseguenza di una modesta irritazione dell’epitelio renale indotta dai costituenti dell’essenza.

* azione antitossica:

secondo Valnet l’alta resistività degli oli essenziali (da 2000 a 4000 ohm/cm/cm2) rispetto a quella del sangue (200 ohm/cm/cm2) è in grado di ostacolare la diffusione delle tossine.

Appare più verosimile però che l’ azione antitossica si esprima attraverso un potenziamento della ” leucocitosi terapeutica” oppure mediante la captazione delle tossine circolanti da parte delle molecole aromatiche e la formazione di complesi atossici e inattivi.

* azione citofilattica: gli oli essenziali, comportandosi come dei fitoormoni, stimolano i tessuti senescenti eccitandone i processi anabolici cellulari.

* alto potere di penetrazione transcutanea:

gli oli essenziali hanno spiccate caratteristiche lipofile che li rendono solubili nei lipidi della pelle.

La velocità di assorbimento per via cutanea è di 20 minuti per la Trementina, 20-40 minuti per il Timo e l’Eucalipto, 40-60 minuti per il Bergamotto, il Limone, l’Anice e il Finocchio, 6O-80 minuti per il Geranio e la Cannella.

Secondo P. Rovesti gli oli essenziali degli agrumi sono assorbiti in tempi variabili da 10 a 30 minuti in presenza del massaggio.

Questa proprietà può essere sfruttata:

* per agire sugli organi profondi e sottostanti il punto di applicazione;

* per veicolare altre sostanze attive (alcaloidi, glucosidi, ecc.);

* per avere effetti sistemici.

Infatti superata la barriera cutanea l’olio essenziale si propaga per diffusione nei liquidi extracellulari, per giungere fino al sangue e alla linfa. Con il trasporto umorale essi pervengono infine i tessuti e ai diversi organi che trattengono gli oli essenziali in rapporto al tropismo che è loro proprio.

* azione battericida e/o batteriostatica: la lotta antimicrobica con medicamenti naturali ha riscoperto (gli antichi lo sapevano già!) negli oli essenziali dei presidi terapeutici di tutto rispetto per il loro elevato potere battericida e/o batteriostatico, cioè per la loro inequivocabile capacità di uccidere i batteri patogeni o di inibirne la moltiplicazione senza interferire negativamente, quando sono somministrati per via interna, con la flora saprofitica e simbiontica dell’intestino.

I primi studi scientifici sul potere battericida degli oli essenziali risalgono al 1887 per opera di Chamberland che dimostrò l’azione microbicida degli oli essenziali di Origano, Cannella e Garofano sul Bacillus anthracis, di Timo sul bacillo di Eberth (tifo), sullo stafilococco, sul bacillo di Loffler (difterite), sul meningococco e sul bacillo di Koch.

A questi lavori seguirono i contributi di numerosi altri ricercatori medici, biologi, farmacisti e chimici tra i quali ricordiamon per i loro fondamentali studi che hanno arricchito la scienza delle piante, Cadeac e Meunier, Courmont e Morel, Rideal e Walker, Gatti e Cajolan, Gattefossè e P. Rovesti, Valnet, Girault, Lapraz, Duraffourd e Belaiche.

I lavori sperimentali dei primi studiosi consentirono di stabilire una gerarchia di attività antisettica degli oli essenziali usando come standard di riferimento il fenolo, l’antisettico maggiormente usato a quei tempi. Il metodo per giungere a questa determinazione fu quello messo a punto da due microbiologi inglesi, Rideal e Walker (1921), consistente nel misurare la minima concentrazione di olio essenziale capace di sterilizzaren in un certo tempo e ad una temperatura data, una sospensione batterica contenente un numero definito di cellule per millimetro cubo. In un secondo tempo la medesima operazione veniva eseguita usando come agente sterilizzante il fenolo. Il rapporto tra la minima concentrazione sterilizzante (M.C.S.) dell’olio essenziale in esame e quella del fenolo ven ne definito “coefficiente fenolo” (Kf = M.C.S. olio essenziale/M.C.S. fenolo).

In base al test di Ridel Walker il coefficiente fenolo deve essere interpretato come un indice che esprime quante volte l’olio essenziale esaminato è più attivo, come antisettico, del fenolo. Per esempio, l’Origano dimostra un Kf = 26: questo sta a significare che l’attività battericida dell’olio essenziale di Origano è 26 volte superiore a quella del fenolo. Il limite implicito nella definizione del coefficiente fenolo secondo Rideal-Walker risiede nel fatto che esso costituisce un parametro puramente quantitativo che non tiene conto, cioè, della selettività degli oli essenziali sui singoli ceppi batterici.

In epoca più recente e sulla scia dei lavori di Schroeder e Messing (1949-1950), che per primi misurarono il diametro degli aloni di inibizione formati intorno a dischetti impregnati di oli essenziali e posti sopra una colonia batterica, è stata messa a punto una nuova metodica che, per le sue anologie concettuali e operazionali con l’antibiogramma, è stata denominata con il termine di aromatogramma. L’aromatogramma rappresenta un test per la valutazione in vitro del potere antisettico degli oli essenziali. Esso consente di individuare gli oli essenziali dotati di maggiore attività antimicrobica su un ben preciso ceppo batterico patogeno e in stretto rapporto col terreno del malato.

E’ questo un grande risultato, che permette di rendere la lotta antimicrobica metodologicamente sempre più rigorosa e sicura anche con l’impiego di medicamenti vegetali.

Ma qual’è il meccanismo d’azione che sostiene l’attività battericida degli oli essenziali? Lavori sperimentali condotti da J. Valnet e Coll. (1978) hanno dimostrato che la concentrazione minima inibente (C.M.I.) in vitro di un olio essenziale è dell’ordine di 1:10.000 cioè di 1 x 10-4 g/ml mentre, tenendo conto della posologia media giornaliera diluita in 5 litri di sangue, la concentrazione tissutale (C.T.) è di circa 3,2x 10-6. In altre parole, a livello dei tessuti si ha una concentrazione di olio essenziale di circa 100 volte inferiore alla C.M.I. in vitro, che tuttavia è sufficiente a produrre l’effetto antibatterico.

Da questi dati J. Valnet giunge a sostenere la tesi secondo la quale gli oli essenziali in vivo non agiscono con un meccanismo antibiotico simile, ma piuttosto su ciò che si può definire ” terreno organico del malato”.

Secondo questa interpretazione, anche l’esistenza di diversi chemiotipi di uno stesso olio essenziale non costituisce un grave limite all’estensione del metodo dell’aromatogramma.

Ciò sarebbe confermato da recenti ricerche di P. Duraffourd il quale ha potuto dimostrare che non esiste una significativa differenza nell’azione di oli essenziali ottenuti da differenti razze chimiche di diversa origine, nonostante essi presentino talora anche rilevanti differenze nei costituenti chimici, come ha evidenziato la cromatografia in fase gassosa. Un olio essenziale di Timo, pur presentando delle variazioni nella composizione in timolo, carvacrolo o terpineolo non modifica, se naturale e totale, le sue proprietà battericide. Nell’ipotesi di Valnet è implicito che uno studio analitico degli oli essenziali e dei loro costituenti chimici si presenta come una via sterile se si vuole arrivare a spiegarne l’azione in vivo; al contrario egli sostiene una via sintetica di ricerca che tenga conto del terreno biologico del malato.

Altri ricercatori, tra i quali in Italia P. Rovesti, hanno dimostrato una relazione univoca tra gruppo funzionale dei costituenti chimici degli oli essenziali e loro potere antimicrobico.

In ordine di attività decrescente abbiamo i fenoli, le aldeidi, gli alcooli, gli eteri, gli ossidi e gli acidi.

Verosimilmente queste molecole, superata la parete cellulare, giunte nel citoplasma del batterio, esplicano la loro attività battericida compromettendone le funzioni vitali.

Belaiche, partendo dalla constatazione che gli oli essenziali sono attivi anche allo stato di vapore e per aerosol. postula che all’attività antibatterica delle essenze non siano estranei dei fenomeni di superficie batterio/essenza.

Come si vede il problema è ancora aperto e si dovranno dedicare ad esso numerose ricerche prima di poter giungere alla comprensione completa del fenomeno.

 

Tossicologia

Un certo tipo di naturalismo emotivo e sentimentale, oggi peraltro abbastanza diffuso, ritiene che qualunque sostanza, purchè derivi dalla Natura, non provochi mai alcun danno all’uomo.

Certamente le molecole che si trovano in Natura non sono mai estranee al metabolismo della vita perchè gli organismi viventi, animali e vegetali, hanno origini comuni, tra l’altro testimoniate da una sostanziale omogenetità biochimica tra individui anche filogeneticamente molto lontani. Ad esempio i fondamentali cicli metabolici si ritrovano inalterati in una ameba come in un mammifero.

Il glucosio è, senza dubbio, una delle molecole organiche semplici tra le più diffuse sia nel regno vegetale sia in quello animale e si può assumere come molecola ” naturale” per antonomasia. Ciò non toglie, però, che quando la sua concentrazione nel sangue non risulta più moderata dall’insulina, il suo eccesso porta a gravi lesioni organiche.

Il fatto, dunque, che gli oli essenziali siano di prodotti della Natura non li sottrae alla regola generale secondo cui ogni sostanza, anche la più innocua, se somministrata all’organismo in quantità notevoli può arrivare a produrre degli effetti indesiderabili.

Infatti il principale fattore determinante per il manifestarsi dell’azione tossica di un composto è la sua dose. Ne segue che anche gli oli essenziali, se assunti in dosi troppo elevate, possono arrivare a ledere delle funzioni vitali e a compromettere i più delicati meccanismi biologici dell’uomo. Per questo vale la pena di affrontare, in maniera semplificata, alcuni aspetti relativi alla tossicità degli oli essenziali.

* tossicità acuta:

un gruppo di oli essenziali se somministrati ad alte dosi, da 10 a 20 ml, possono causare l’insorgenza di un avvelenamento acuto anche letale, con sintomi che interessano generalmente il sistema neuromuscolare (spasmi, convulsioni, ecc.) e alcuni dei più importanti organi interni (fegato, reni, polmoni, ecc.).

Diversi costituenti degli oli essenziali possiedono delle proprietà che impongono sempre un loro uso controllato nelle dosi:

i fenoli sono più o meno caustici e possono provocare fenomeni di irritazione renale e lesioni alle mucose del tubo digerente;

alcuni chetoni si caratterizzano per uno spiccato neurotropismo e per una loro tendenza ad accumularsi nell’organismo perchè difficilmente eliminabili;

i terpeni sono irritanti per la pelle e le mucose;

alcuni esteri (anetolo) sono stupefacenti a dosi molto elevate.

* tossicità cronica:

la somministrazione prolungata a dosi elevate degli oli essenziali può indurre un avvelenamento cronico e la degenerazione dei tessuti.

Infine va segnalata la possibilità che taluni soggetti, a dire il vero molto rari, presentino una idiosincrasia verso alcuni oli essenziali con la comparsa di manifestazioni allergiche.

Si riportano ora i sintomi da avvelenamento e le principali osservazioni tossicologiche relative agli oli essenziali più comuni.

Anice, Badiana e Finocchio (anetolo):

a dosi elevate provoca torpori muscolari, diminuzione della frequenza respiratoria, analgesia con senso di euforia. Occasionalmente possono presentarsi anche delle crisi convulsive cloniche;

Assenzio (tujone):

a dosi elevate può provocare danni a carico del sistema nervoso con la comparsa di trcmore e insensibilità. Abortivo. Il tujone è un agente convulsivante;

Bergamotto (bergaptene):

può essere la causa di fenomeni di iperpigmentazione cutanea (melanosi);

Canfora:

è un eccitante del S.N.C. Ad alte dosi può determinare convulsioni;

Cedro:

a dosi elevate è abortivo;

Chenopodio (ascaridolo):

se è assorbito si manifestano dei fatti tossici a carico del cuore, del respiro e del S.N.C.;

Garofano (eugenolo):

a dosi elevate è caustico delle mucose;

Ginepro:

controindicato in caso di infiammazioni renali o in testinali;

Guaiaco:

a dosi elevate può provocare gastroenteriti e mestruazioni abbondanti;

Menta (mentolo):

a alte dosi è stupefacente;

Noce moscata:

a alte dosi (l0-l5 ml) è stupefancente per la presenza di composti fenilpropenici (miristicina) strutturalmente analoghi alla mescalina;

Prezzemolo (apiolo):

a dosi elevate è tossico e abortivo perchè molto attivo sulla musculatura uterina;

Ruta (metilnonilchetone):

a dosi elevate può provocare avvelenamenti mortali. Abortivo;

Sabina:

è vescicatorio e provoca vomito, coliche e diarrea. Può essere lesivo per i reni. E’ abortivo perchè i suoi terpeni agiscono congestionando l’utero:

Salvia (tujone):

a dosi elevate provoca convulsioni;

Senape:

a dosi elevate è caustica e può portare ad asfissia per soffocamento. E’ sconsigliabile la sua somministrazione per via interna;

Tanaceto (tujone):

a dosi elevate è convulsivante e abortivo;

Thuja (tujone}:

a dosi elevate può provocare spasmi clonici e convulsioni di tipo epilettico. Abortivo per il suo tropismo verso le fibre muscolari dell’utero;

Trementina:

vescicatoria.