Il tribunale di Timbuktu

tribunale di timbuktu

Dopo una settimana di attesa senza avere alcuna notizia, la polizia è venuta alle 10 della mattina senza preavviso a prelevarmi dal mio albergo e mi sono ritrovato in tribunale per subire il mio processo. 
Almeno qui la giustizia cammina veloce, non è come in Italia. 
Aspettavo da mezz’ora seduto fuori dell’ufficio del procuratore generale che mi doveva giudicare quando sentii degli urli selvaggi uscirne.
Due energumeni sono saltati fuori urlando e prendendosi a calci e pugni mentre il capo delle guardie di sicurezza provava a separarli.
Ho pensato subito che un avvocato e un suo cliente insoddisfatto litigavano, ma non era affatto così, erano invece due giudici che avevano un contenzioso a proposito di un accusato. 
Il capo dei giudici, il procuratore generale, passò poi il resto della giornata a riappacificarli. Nel frattempo io, povero imputato stavo seduto fuori ad aspettare fino alla sera.
Alla fine della giornata il giudice supremo mi fece entrare e mi disse che era tardi, dovevo tornare Lunedì perchè prendesse una decisione sulla mia sorte. 
La sera stessa invece era in viaggio verso Bamako, convocato con urgenza per rispondere dello scandalo di cui parlava tutta la città, la battaglia dei giudici.
Lunedì mattina è stato quindi il suo vice a ricevermi, ascoltò le mie ragione e gli presentò la mia autorizzazione a praticare l’agopuntura. 
Scrisse immediatamente sulla mia cartella con una penna rossa “CSS”: Classè Sans Suite, archiviato senza seguito. 
Io sono quindi stato dichiarato innocente e rilasciato.
L’ispettore in carica del mio caso mi ha detto che sono stato molto fortunato di non avere passato questi giorni dietro le sbarre. 
Sembra che l’imam della grande moschea, un mio paziente, abbia fatto pressione sulle autorità per risparmiarmi il peggio.
Ha detto alla polizia “questo uomo lavora per solo Dio , è un marabutto molto potente, se vi fa una maledizione siete tutti morti”.
Il giorno seguente ho riacquistato la mia attrezzatura e i miei documenti, ma sono stato quasi due settimane prigioniero in Mali, senza passaporto senza potere lasciare il paese. 
Strano modo di ricevere chi viene ad aiutare. 
Sono ritornato alla stazione di polizia per presentare il mio certificato per praticare l’agopuntura, un documento che mi era stato inviato giusto in tempo per fax dall’Italia.
Il commissario mi ha assicurato, senza batter ciglio che lui stesso aveva seguito tutto minuto per minuto per il buon esito della mia causa, e di avere usato tutta la sua influenza per aiutarmi.
Ma non è lui stesso che ha mandato in tribunale, “mandato in giustizia” come si dice qui. 
Ha pure aggiunto che nell’evenienza di qualsiasi problema, non dovevo esitare a venire da lui. 
In ogni caso, io non sono pazzo! 
Il problema centrale rimane: chi mi ha denunciato? Ho letto il verbale prima di venire in tribunale, anche se ho rifiutato di firmarlo. “A seguito della denuncia di una persona che desidera mantenere l’anonimato …”