L’ospedale dei poveri

La polizia mi ha ridato indietro tutto il mio materiale medicale. Ho mostrato il mio diploma di agopuntura al commissario e gli ho notificato la mia intenzione di continuare a curare la gente che me lo viene a chiedere.

Tahara mi ha prestato una tenda e uno dei suoi parenti che possiede la casa dietro il muro del primo ospedale mi ha permesso di installarla. Ho fatto ripulire il posto e portare qualche camion di sabbia pulita.

Tutto continua come prima, curo una trentina di persone al giorno, dalla mattina fino al pomeriggio.
Vado anche a casa delle persone che non si possono muovere.

La situazione è molto meno buona che da Tahara. La tenda è più piccola, è calda e soprattutto il posto è molto esposto al vento, vale a dire alla polvere. 
La polvere di Timbuktu è una delle maggiore fonti di malattie, il vento la spazza via dalle strade dove si riversano le acque usate . E’ sporca di tutti gli sputi della gente malata e degli escrementi dei bambini. Il tutto si asciuga al sole e vola via con il vento del mese di Marzo, il mese dei venti.
In addizione, regolarmente la gente si sgombera della immondizia delle strade bruciandola per mucchi . Il fumo è tossico e puzzolente. 
Non mi stupisco del fatto che praticamente tutti gli abitanti della città siano afflitti di sinusite, emicranie e malattie respiratorie.

Stiamo proprio entrando nella stagione dei venti di sabbia e trovo il mio nuovo ospedale molto scomodo. Non sono l’unico a vederla così, e se per caso entra una persona benestante per farsi curare, se ne va via subito e rimangono solo i poveri con me.

Ne sono comunque felice, perché i ricchi pretendono spesso essere curati prima degli altri e non vogliono aspettare il loro turno.