Ritorno a Timbuktu

Ho lasciato l’Italia con un giorno di ritardo, l’areo non poté decollare a causa della nebbia. Mi piacciono i viaggi che iniziano in modo problematico, so per esperienza che è un buon segno.

Dall’Italia a Bamako, la città dei manghi. Tutto un altro mondo. 

Il piccolo aereo di Timbuktu mi conduce nelle sabbie del deserto. 

Tahara che mi ospita nell’hotel Mahtaj mi ha affidato a un giovane tuareg ( il tamaschek è la lingua)  affinché mi aiuti. Mansur lavora per lei nel ristorante, sarà la mia guida durante il mio soggiorno. 

Al Mansour

Sono subito partito a cercare un luogo in cui scavare un nuovo pozzo e montare la pompa eolica che arriverà presto dalla Francia. 
La gente mi ha detto che c’era bisogno di acqua nei sobborghi delle città, dove il comune non ha ancora portato l’acqua potabile. Siamo andati, io e Mansur, per renderci conto della situazione.
Quando si vuole operare per risolvere un problema, la prima cosa da fare è capire bene la situazione, altrimenti si rischia di diventare parte del problema invece che parte della soluzione.

 La città si estende sulla sabbia perché il comune lottizza i terreni incolti. Le case di stuoie dei poveri sono spinte sempre più lontano. 

L’acqua viene portata a dorso d’asino nella periferia, non solo quella da bere, ma anche quella per costruire, Ci vuole molta acqua per tirar su una casa, acqua e polvere. 

Dopo aver visitato la periferia della città, mi sono reso conto che non era quello il posto giusto. Avrei dovuto acquistare un terreno molto caro, certamente in poco tempo l’acqua corrente sarebbe arrivata e i poveri che vivevano in quel posto avrebbero potuto avere acqua gratis, ma sarebbero stati ben presto sloggiati dal Comune che avrebbe veduto le terre sulle quali si erano sistemati.