HIGRA (emigrazione) DI IBRAHIM VERSO LA PALESTINA

IBRAHIM COME ALTRI PROFETI FU MESSO ALLA PROVA.

ALLAH NEL CORANO RICORDA LE PAROLE DI IBRAHIM; ”IN VERITÀ’ VADO VERSO IL MIO SIGNORE, EGLI MI GUIDERÀ’”, COSI’ ABBANDONO’ IL SUO PAESE, LE SUE PROPRIETÀ’ ED EMIGRO’ VERSO LA PALESTINA. PER UN PERIODO SI FERMO’ IN SIRIA, POI LUI E SUA MOGLIE SARA PARTIRONO PER L’ EGITTO, MENTRE LUT E GLI ALTRI SI FERMARONO IN QUEL LUOGO.

GIUNTI IN EGITTO GLI ABITANTI STUPIRONO AL VEDERE SARA, MAI AVEVANO VISTO UNA DONNA COSI’ BELLA.

IL FARAONE NE SENTI’ PARLARE E MANDO’ A CHIAMARE IBRAHIM, GLI CHIESE CHI FOSSE LA DONNA CHE ERA CON LUI, EGLI TEMENDO PER LA PROPRIA VITA RISPOSE CHE ERA SUA SORELLA (CON QUESTA FRASE IBRAHIM NON DISSE UNA BUGIA, PERCHÉ’ TUTTI I CREDENTI SONO FRATELLI E SORELLE IN RELIGIONE). IL FARAONE VOLEVA VEDERE SARA E DISSE AD IBRAHIM DI PORTARE LA DONNA A PALAZZO AFFINCHÉ’ POTESSE VEDERLA.

IBRAHIM TORNO’ DA SARA, LE PARLO’, LE DISSE CHE IL FARAONE VOLEVA VEDERLA, LE RACCONTO’DI AVER DETTO AL FARAONE CHE LEI ERA SUA SORELLA E LE DISSE DI RICONFERMARLO SE LE VENIVA CHIESTO.

SARA FU PORTATA DINANZI AL FARAONE, QUESTI LA VIDE, E SI ERA MOLTO BELLA, IL FARAONE LE CHIESE CHI FOSSE LA PERSONA CON LA QUALE VIAGGIAVA, LEI CONFERMO’ QUELLO CHE IBRAHIM AVEVA DETTO. IL FARAONE VOLLE RIMANERE SOLO CON LEI, ALLUNGO’ LA SUA MANO PER TOCCARLA, SARA PREGO’ IL SUO SIGNORE E LA MANO DEL FARAONE SI RINSECCHÌ’ E NON POTE’ PIÙ’ MUOVERLA.

IL FARAONE DISSE A SARA CHE NON L’ AVREBBE PIÙ’ TOCCATA E DI PREGARE PER LA SUA MANO AFFINCHÉ’ POSSA TORNARE COME PRIMA. SARA PREGO’ E LA MANO DEL FARAONE TORNO’ NORMALE.

IL FARAONE PER TRE VOLTE CERCO’ DI TOCCARE SARA, E PER TRE’ VOLTE LA SUA MANO SI RINSECCHÌ’, SARA PER TRE VOLTE PREGO’ IL SIGNORE AFFINCHÉ’ LA MANO LE TORNASSE NORMALE.

IL FARAONE DOPO LA TERZA VOLTA NON LA TOCCO’ PIU’, CREDENDO CHE SARA FACESSE QUALCHE MAGIA. SARA DISSE CHE NON FACEVA MAGIE, MA APPARTENEVA AD UN PROFETA DI DIO.

IL FARAONE FECE CHIAMARE IBRAHIM, LE CONSEGNO’ SARA, ALLA QUALE COME DONO LE OFFRI’ UNA FANCIULLA DI NOME AGAR, LE DUE DONNE DAL MOMENTO CHE SI VIDERO SENTIRONO AFFETTO UNA PER L’ ALTRA.

IBRAHIM SARA E AGAR PARTIRONO, ANDARONO IN PALESTINA, NON LONTANI DAL LUOGO DOVE SI ERA STABILITO LUT.

ALLAH DONO’ GRAN QUANTITÀ’ DI BESTIAME BENEDETTO E INNUMEREVOLI SCHIAVI AD IBRAHIM, IL QUALE CUMULATE TUTTE QUELLE RICCHEZZE INCARICO’ DEGLI UOMINI AD ANDARE PER IL PAESE FINO ALLA DISTANZA DI CINQUE GIORNI DI CAMMINO E DI PORTARGLI OGNI PERSONA CHE INCONTRASSERO, IBRAHIM SFAMAVA E RICEVEVA I VIANDANTI.

LA NASCITA DI ISMA’IL ( SORGE UNA GRANDE NAZIONE)

IBRAHIM CHIESE AL SUO SIGNORE: “DONAMI UN FIGLIO DEVOTO”

“GLI DEMMO LA LIETA NOVELLA DI UN FIGLIO DI ANIMO GRANDE E NOBILE.” IBRAHIM DESIDERO’ UN FIGLIO DA SARA MA NON NE EBBE.

SARA GIÀ’ ANZIANA DISSE AD IBRAHIM DI PRENDERSI AGAR COME SECONDA MOGLIE, COSI’ CHISSÀ’ SE DA LEI POTESSE AVERE UN FIGLIO.

IBRAHIM SPOSO’ AGAR E POCO DOPO ASPETTO’ UN FIGLIO DA LEI.

BEN PRESTO LE DUE DONNE AGAR E SARA NON ANDARONO PIÙ’ D’ACCORDO. UN GIORNO AGAR FUGGI’ NEL DESERTO E NEL SUO DOLORE SI RIVOLSE AD ALLAH. ALLAH LE INVIO’ UN ANGELO CHE LA CONSOLO’ RIFERENDOLE CHE LA SUA DISCENDENZA SAREBBE STATA MOLTIPLICATA IN MODO STRAORDINARIO ED IL FIGLIO CHE DOVEVA PARTORIRE PORTERÀ’ IL NOME ISMAIL PERCHÉ’ IL SIGNORE ASCOLTO’ LA SUA SOFFERENZA.

AGAR RITORNO’ DA IBRAHIM E DA SARA RIFERENDO LE PAROLE DELL’ ANGELO E QUANDO IL BIMBO NACQUE, IBRAHIM CHIAMO’ SUO FIGLIO ISMAIL CHE SIGNIFICA “DIO ASCOLTA”.

SARA PUR VOLENDO SOPPORTARE PAZIENTEMENTE ISMA’IL E AGAR, NON RIUSCIVA A VINCERSI E CONTINUAVA A LITIGARE A CAUSA DELLA LORO PRESENZA. LE COSE GIUNSERO A UN PUNTO TALE CHE IL CUORE DI IBRAHIM SI RATTRISTO’. ALLAH MANDO’ GIBRIL DA IBRAHIM CON IL MESSAGGIO DI CONDURRE AGAR E ISMAIL NEL RECINTO CONSACRATO A DIO, NEL LUOGO DOV’ERA LA CASA VISITATA.

IBRAHIM PRESE CON SE’ UN PO’ DI CIBO, DI BEVANDE, AGAR E ISMA’IL, CHE AL TEMPO AVEVA 2 ANNI E SI DIRESSE VERSO IL DESERTO. ARRIVATI IN QUEL LUOGO, VIDE CHE ERA DESERTO, NON C’ ERANO CASE, NE’ UOMINI, NE’ ACQUA, C’ERANO MONTAGNE E PIETRE. IBRAHIM DISSE A SE’ STESSO CHE NON POTEVA LASCIARLI LI’ IN UN ARIDO DESERTO. IL CUORE DI IBRAIM NON SI ERA MAI TENUTO LONTANO DA ALLAH, RIMISE LA FIDUCIA IN LUI CON LA CERTEZZA CHE TUTTO SAREBBE LORO ANDATO BENE. POSO’ ACCANTO AD AGAR L’OTRE D’ACQUA E LE PROVVISTE, POI IBRAHIM SI GIRO’ VERSO LA SIRIA E LI LASCIO’ PRESSO LA CASA SACRA. AGAR E ISMA’IL PER VOLERE DI ALLAH RIMASERO LI’ DOV’ERANO, NEL LUOGO DOVE OGGI SI TROVANO LA KABAH E IL POZZO DI ZAMZAM. IL CIBO E L’ ACQUA BEN PRESTO FINIRONO. AGAR E ISMA’IL FURONO ASSALITI DALLA SETE. AGAR TEMETTE PER LA VITA DI SUO FIGLIO E SALI’ SULLA COLLINA DI SAFA PER CERCARE ACQUA, PER VEDERE SE PASSAVA UNA CAROVANA, MA NIENTE. ALLORA SALI’ SULL’ALTRA COLLINA MARWA E PER SETTE VOLTE SALI’ E DISCESE DALLE DUE COLLINE, MA NESSUNO, NON PASSAVA NESSUNO.

ISMAIL STESO SULLA SABBIA PIANGEVA E BATTEVA I PIEDINI SULLA SABBIA. DOVE ISMA’IL BATTE’ IL SUO TALLONE ECCO CHE LI’ APPARVE UNA SORGENTE CHE COLAVA SOTTO IL SUO PIEDE. QUANDO AGAR LA VIDE GIOI’ E TEMENDO CHE L’ACQUA SI PERDESSE, FECE ATTORNO ALLA SORGENTE UNA BARRIERA DI SABBIA. IL PROFETA MUHAMMAD (Sallallahu alaihi wa salam) DISSE CHE SE AGAR NON AVESSE TRATTENUTO QUELL’ACQUA CON LA BARRIERA, ESSA AVREBBE FORMATO UNO DEI FIUMI PIÙ’ GRANDI MAI ESISTITI, PER LA BENEDIZIONE DI ALLAH A ISMA’IL, MA L’ACQUA BLOCCATA, NON AUMENTO’ IL SUO GETTO E RIMASE LI’ FORMANDO UNA PISCINA.

GLI UCCELLI NEL DESERTO VOLANO DOVE TROVANO ACQUA E COSI’ ARRIVARONO GLI UCCELLI ALLA SORGENTE. GLI ABITANTI DEL DESERTO VIDERO GLI UCCELLI, LI SEGUIRONO E TROVARONO LA SORGENTE LI’ DOVE NON L’AVEVANO MAI VISTA. CHIESERO AD AGAR CHI FOSSE E DA DOVE VENIVA QUELL’ACQUA. AGAR RISPOSE CHE ERA LA MADRE DEL BIMBO E ALLAH AVEVA DONATO QUELL’ACQUA SALVANDOGLI LA VITA.

COSI’ LA VALLE DI MEKKA COMINCIO’ A POPOLARSI E DIVENNE LUOGO DI SOSTA PER LE CAROVANE.

GIBRIL PORTO’ NOTIZIE AD IBRAHIM, GLI DISSE CHE ISMAIL STAVA BENE, ALLAH AVEVA FATTO SORGERE PER LUI UNA SORGENTE, GLI UOMINI SI ERANO RADUNATI ATTORNO AD AGAR E ISMA’IL E ALLAH LI PROTEGGEVA.

UN SACRIFICIO GRANDIOSO

OGNI ANNO IBRAHIM FACEVA VISITA A SUO FIGLIO ISMA’IL, IL QUALE CRESCEVA CON NOBILTÀ’ D’ANIMO, E QUANDO RAGGIUNSE L’ETA’ PER ACCOMPAGNARE IL PADRE, IBRAHIM FECE UN SOGNO, VIDE SE’ STESSO MENTRE SACRIFICAVA SUO FIGLIO ISMAIL.

UN GIORNO, DOPO QUESTO SOGNO, IBRAHIM DISSE AL FIGLIO ISMA’IL DI ACCOMPAGNARLO IN CERCA DI LEGNA.

ALLAH RICORDA NEL CORANO QUANDO IBRAHIM GIUNTO SUL LUOGO DEL SACRIFICIO, DISSE A SUO FIGLIO: ”FIGLIO MIO, MI SONO VISTO IN SOGNO, MENTRE ERO SUL PUNTO DI SACRIFICARTI. DIMMI COSA NE PENSI”.

RISPOSE ISMAIL: “PADRE MIO, FAI QUELLO CHE TI E’ STATO ORDINATO, SE ALLAH VUOLE SARÒ’ DEI PAZIENTI”.

ALLAH NEL CORANO IN SEGUITO DICE: ”QUANDO POI ENTRAMBI SI SOTTOMISERO, E LO EBBE DISTESO CON LA FRONTE A TERRA, NOI LO CHIAMAMMO: O IBRAHIM, HAI REALIZZATO IL SOGNO.

COSI’ NOI RICOMPENSIAMO QUELLI CHE FANNO IL BENE. QUESTA E’ DAVVERO UNA PROVA EVIDENTE E LO RISCATTAMMO CON UN SACRIFICIO GRANDIOSO”. QUESTO AGGETTIVO “ GRANDIOSO” IN ARABO” ‘AZIM” RIGUARDA LA GRANDEZZA DI QUEL GESTO,ED IL SUO RICORDO SI CONSERVERÀ’ FINO AL GIORNO DEL GIUDIZIO. ALLAH FERMO’ LA MANO DI IBRAHIM E SOSTITUÌ A ISMAIL UN BELLISSIMO MONTONE. ERA UN MONTONE CON CORNA, ERA BIANCO CON OCCHI NERI E AVEVA PASCOLATO PER 40 ANNI IN PARADISO. IBRAHIM E SUO FIGLIO SUPERARONO LA PROVA A CUI ALLAH LI AVEVA SOTTOPOSTI. SI SOTTOMISERO CON GRANDEZZA ALLA VOLONTÀ’ DI ALLAH. IN RICORDO DI QUESTO, NOI MUSSULMANI CELEBRIAMO LA ID AL ADHA (FESTA DEL SACRIFICIO) IL DECIMO GIORNO DEL MESE DHU’L-HIJJA (MESE DEL PELLEGRINAGGIO). IN QUESTA OCCASIONE OGNI FAMIGLIA CHE NE ABBIA LA POSSIBILITÀ’ SACRIFICA UN MONTONE.

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