Il quarantesimo giorno

E’ oggi il quarantesimo giorno da quando ho stipolato il contratto con Ibrahim per rifare il pozzo dei Tuareg.

Oggi è stato un giorno di speranza e di verità.

Non c’è mai speranza senza che ci sia stata prima la sfiducia, e in fatti ieri era stata una giornata di scoraggiamento e di dubbi.

La nuova squadra al completo aveva disertato, prendendo il pretesto di ritornare per la notte a casa, ma poi non sono più tornati al lavoro.

Si scavava da due giorni senza che la profondità del pozzo aumentasse, il lavoro non avanzava, e siamo in ritardo di due settimane sui tempi previsti da Ibrahim.

I 5 lavoratori rimasti ieri erano svogliati e Ibrahim stesso era in dubbio su come proseguire. Ali e io cominciavamo a perdere fiducia in lui.

Ho detto ad Ali: “Dare l’acqua a tutta una popolazione è un lavoro importante e di gran merito, non possiamo sperare che sia sufficiente dare dei soldi per portarlo a termine. E’ naturale che dobbiamo incontrare delle difficoltà nella nostra impresa”

Ali ed io abbiamo trovato il sonno con difficoltà, il mio biglietto d’aero scade tra poco, il pozzo non avanza, e non capiamo perché.

Ali mi ha detto questa sera: “domani sapremo la verità”

“E se non è così?” ho risposto dubbioso

“Così sarà” affermò sorridendo

Siamo tutti partiti presto al mattino da Timbuktu e abbiamo trovato i lavoratori pronti a lavorare. Il capo squadra Dogon, Mamutu, è sceso nel pozzo e ha cominciato a scavare immergendosi sotto l’acqua per tutta la mattina.

Nel frattempo avevo avvertito Ibrahim di quello che avevo deciso di notte: tra quattro giorni, qualunque sia la profondità che raggiungiamo chiudiamo il fondo del pozzo e ci fermiamo lì. Non voglio rimandare il mio volo una seconda volta. Sono due mesi che sono partito, il mio lavoro e la mia famiglia mi aspettano.

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Alla fine della mattina la situazione si capovolge completamente, Mamutu fa’ uscire i cilindri di telescopaggio che ci avevano permesso di proseguire i lavori senza rischiare il crollo del pozzo. Questo significava semplicemente che il problema era risolto e che potevamo ormai proseguire senza pericolo verso la nostra meta che è di avere cinque metri di acqua nel pozzo.

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Adesso serve solo scavare, ma non credere che sia una cosa semplice. Si deve sempre lasciare dell’acqua nel pozzo per impedire la risalita di sabbia, e più si scava, più passa il tempo, più l’acqua sale e i scavatori sono presto costretti ad immergersi sotto due metri e mezzo di acqua, per scavare con la pala e riempire un sacco di juta.

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Avevo pensato con Ali che la nuova squadra aveva disertata perché Ibrahim non li aveva pagati. I nostri sospetti erano del tutto infondati, Mamutu ci ha spiegato quello che ci è apparso chiaro:l’esperto della nuova squadra non aveva accettato che Mamutu lo criticasse. E’ lui che scavando grande quantità di sabbia senza accorgersi che il fondo non scendeva aveva messo a rischio di crollare il pozzo. I cilindri erano bloccati da sassi e non scendevano come avrebbero dovuto fare.
Ibrahim non aveva avuto la colpa di non pagare i lavoratori, anzi è sempre generoso nella paga e aveva anticipato ai disertori una somma con la quale sono partiti.

Ali ha chiesto a Mamutu quanti giorni pensava fosse necessari per scavare fino a 5 metri sott’acqua. Mamutu rispose che se non c’era un problema imprevisto, c’erano tre giorni di lavoro.

Il mio biglietto d’aereo è tra cinque giorni, ho interpellato i lavoratori: “se raggiungete la profondità stabilita in 3 giorni vi darò uno extra di 20 000 Franchi a ciascuno. Se lo fatte in 4 giorni vi darò 5000 franchi e se lo fatte in 5 giorni non vi darò nulla”.

Ventimila Franchi sono 10 giorni di stipendio ben pagato. I lavoratori sono molto eccitati, felici e motivati da questa inaspettata opportunità, Oggi stesso hanno scavato 70 cm, ed è un vero piacere di vederli lavorare con tanta felicità.