DOTTORI DEL DESERTO

Il “re” dei Tuareg, come lo chiama Ali, ha messo a nostra disposizione il magazzino vuoto come ambulatorio. Oggi è l’appuntamento con i malati. 

Il “re” stesso si fa curare gli occhi, danneggiati dai venti di sabbia, da Ali che usa delle gocce a base di alberi e di madre perla delle conchiglie del fiume Niger.
Sono arrivati una decina di malati tra donne e bambini, ma ci dicono che tutti non sono potuto venire perché non potevano camminare.
Dopo averli tutti curati, abbiamo deciso quindi di chiedere la macchina ad Ibrahim per andare a trovare nelle loro tende quelli che non erano potuto venire.
I malati ci hanno detto che il posto è qui vicino e abbiamo caricato tutti quanti in macchina per andare.

“Vicino”, per un Tuareg non ha lo stesso significato che per noi. E’ come qui a Timbuktu dove la parola “subito” vuole dire al meno mezzora. La parole “presto” invece significa da una a due ore di attesa.
In breve, le tende dei Tuareg erano a almeno 6 km di distanza.

I massaggi di Ali agli anziani Tuareg con il suo olio di ippopotamo li sollevano sempre dai dolori in modo spettacolare. Ali cura questo capo famiglia mentre chiamano i malati delle altre tende nei dintorni.

Siamo ben presto circondati da una quantità di donne e bambini con raffreddori, febbre, malattie della pelle, dolori articolari ecc..
Insegniamo alle donne che il bagno ai bambini è la base della loro salute, ma quando l’acqua è talmente rare cosa fare?
Possiamo soltanto sperare che il nostro pozzo darà acqua abbondante,

Loro ci dicono che se il nostro pozzo produce acqua in quantità, si sposteranno lì e costruiranno anche delle case di terra invece delle tende. Sono ritenuti qui perché il pozzo vicino disseta i loro animali, ma per l’acqua da bere debbono andare ad un altro pozzo lontano perché questo pozzo produce acqua cattiva. Portano quindi l’acqua da bere ogni giorno con i cammelli.

Ali fini presto tutti i suoi medicinali e le donne si rivolgono a me per le cure. 

Per i più piccoli quando sono raffreddati uso l’essenza di Lavanda, e per la febbre l’essenza di zenzero sui piedi. Per i più grandi sostituisco la lavanda con il “Mental-sport” molto più balsamico. 

Contro il male di denti, l’essenza di chiodi di garofano. 

Sono i dolori agli arti inferiori che hanno impedito a questa anziana di venire all’appuntamento.

Alla fine della giornata siamo stanchi e felici. Abbiamo ben lavorato. Curare le persone come lo facciamo, senza farli pagare, ci procura una soddisfazione che non ho conosciuto prima, anche quando in un giorno ho guadagnato molto denaro.
E una felicita senza esaltazione, molto stabile e profonde. Ali mi aveva già parlato di questo, ma soltanto da quando lo accompagno ho capito quello che voleva dire.

Questa prima esperienza con l’appuntamento settimanale ci ha fatto capire che non è sufficiente aspettare i pazienti nell’ambulatorio del deserto, parecchi fra le donne, bambini ed anziani non possono spostarsi per lunghe distanze o lasciare la tenda per parecchie ore.
Bisogno che andiamo noi da loro con la macchina.

Siccome in questa storia tutti i pezzi si mettono insieme da soli come quelli di un puzzle, riconosco la mano di Allah che ordina tutto; qualche giorni fa, senza che gli chiedesse nulla, un mio ricco amico di Timbuktu mi ha proposto di prestarci la sua nuova Nissan ad Ali per i nostri giri di “Medico del deserto”. Non dovremmo neppure pensare al gasolio, ci pensa lui.

Quando ho annunciato questo ad Ali ha sorriso: “Il tuo amico ha preso la bandiera”.