Per andare a Pakpattan c’e molto strada da fare e poiché costa poco affittare una macchina ho deciso di farlo in modo di viaggiare confortevolmente. 
In Pakistan le macchine si affittano insieme alla loro guida, così non dovrò neppure guidare. La mia guida si chiama Riaz, ed è proprio del Punjab, ha un viso gentile ed è molto discreto. E’ sempre pronto ad aiutare. Non parla l’inglese quindi mi sono messo a imparare la lingua Urdu del Pakistan. Gli chiedo il nome delle cose che vediamo e ho imparato a dirgli “hai già mangiato?” e “per favore fermati qui”.

La macchina è veloce e ha anche l’aria condizionata, il che fa comodo perché comincia a fare caldo in Punjab, e la strada è lunga.

L’autostrada fino a Lahore è veramente lussuosa, ma per arrivare a Pakpattan dobbiamo prendere anche piccole strade dove vediamo cose molto strane.

Pakpattan è una città piccola ma è famosa in tutto il Pakistan per la tomba di un santo sufi chiamato Baba Farid. Il mausoleo di Baba Farid e la sua moschea sono da secoli un luogo di pellegrinaggio per le persone che ammirano o che seguono la Via mistica dei sufi, la Via del cuore e dell’amore di Dio.

Sono arrivato a Pakpattan per la prima volta 27 anni fa e negli anni dopo ci sono spesso tornato e ho vissuto con i sufi in questa piccola cittadina per un anno circa.
Questo per me è un po’ un pellegrinaggio alle mie radici, alla mia fonte di ispirazione di vita dopo tanti anni vissuti in Italia, lontano dai paesi musulmani.

Pakpattan è fatta di stradine strette e ripide, non ho conosciuta un’altra città che somigliasse tanto a Gerusalemme.

Il mio vecchio amico Hassan Cishti ha costrutto la sua casa vicino al Mazar di Baba Farid (mausoleo), in un modo molto strano, invece di costruire verso l’alto, ha scavato per due mesi con una squadra di manovali per costruire la casa verso il basso, in modo che sia fresco.
Gli asini di Pakpattan hanno portato via la terra e le macerie.
Mi disse “la mia intenzione era che durante l’estate caldo rimango giù al fresco e nell’inverno salgo a prendere il sole.”

Hassan è della famiglia di Baba Farid ed è molto rispettato a Pakpattan, e nel suo villaggio a Khota è il Re e la gente che litiga viene da lui per giudizio. La sua saggezza è rinomata.
Ha la mia età ma sembra molto più giovani perché usa il henne per tingere la sua barba di rosso.

Hassan adesso ha lasciato la vita di villaggio ed è venuto vivere a Pakpattan. Ha mandato il suo figlio per prendere il suo posto a Kohta, e ha deciso di consacrarsi alla vita religiosa.

Quando ha scavato la sua casa immagino che aveva l’intenzione di seppellirsi per lasciare via tutte le preoccupazioni del mondo e in effetti, ha anche scavato una sorta di piccola grotta nella casa, dove passa molto tempo in preghiera e ha ordinato ai suoi 5 figli di seppellirlo proprio lì quando sarà l’ora. Ma è un tipo molto allegro e con lui ridiamo in continuazione.

Caro fratello, gli ho detto, tu hai preparato la tua tomba nella tua propria casa, non è normale. Secondo me tu hai un problema, fai un viaggio e vieni con me in Italia, magari lo risolvi.

Invece lui mi ha detto: “Fratello Abdussalam, stai con me a Pakpattan, qui c’e la pace e la via del cuore di Baba Farid, cosa c’e di meglio.”

Allora gli ho promesso che verrò morire qui quando sarò vecchio perché comunque non mi posso permettere di morire in Italia perché costa troppo, sarei rovinato.

Abbiamo passato una giornata a godere la felicità di esserci ritrovati e il giorno seguente abbiamo preso la mia macchina e Riaz per vedere la sua casa di Bahawalnagar dove risiede tutta la sua famiglia, la sua moglie, cinque figli e una figlia.
Questa parte del Punjab che incontriamo è molto bella e rigogliosa.

Hassan non ha mai toccato un computer perché pensa che non gli piacerà, per mostrargli come è divertente l’ho fatto giocare col mio. I suoi figli invece sono già abituati.

A Bahawalnagar ho consultato la mappa e gli ho detto: “Proseguiamo il nostro viaggio fino a Bahawalpur e Liakatpur per visitare la tomba del nostro vecchio amico il Sheikh Wahid Baksh e offrire una preghiera per lui?”
La mattina seguente siamo partiti.