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IL MARKETING OLFATTIVO

Il marketing è una scienza bizzarra che consiste
nello studiare il processo e le motivazioni che portano l'essere
umano a compiere un'azione che nessun'altra creatura nell'universo
compie: acquistare, scopo finale di tutta l'attività economica.
Dagli anni settanta Christian Derbaix ha per primo ipotizzato
che la vecchia teoria basata sullo schema psicologico della
cognizione del prodotto, poi della convinzione e infine della
decisione, non rispondeva nei fatti alla realtà e che il fattore
emotivo era decisivo nel processo d'acquisto.
Questa corrente si è poi sviluppata negli anni
ottanta con i signori Holbrook e Hirshman per concludere che
gli stati affettivi ed emozionali sono i fattori esplicativi
della scelta degli individui.
In effetti, il volto della pubblicità è completamente
cambiato di recente e gli stimoli emotivi sia visivi che auditivi
dominano la pubblicità d'altissimo livello commerciale. Gli
spot pubblicitari somigliano sempre più a dei film e i registi
del cinema sono incaricati di realizzarli.
L'immagine in pubblicità, che sia fotografia
o disegno, vede il suo ruolo di stimolo emozionale limitato
al richiamo sessuale. In effetti, per il maschio umano la stimolazione
del desiderio sessuale avviene attraverso il senso della vista,
mentre per maggiore parte delle specie animale è il senso
dell'olfatto ad avere questa funzione. In breve la pubblicità,
affiancando l'immagine di una donna desiderabile a quella di
un prodotto, associa nell'inconscio maschile la soddisfazione
del suo desiderio al possesso del prodotto. Per le donne invece
il piacere che deriva dall'essere desiderata è associato all'acquisto
del prodotto presentato da una donna desiderabile. Il successo
di una tale strategia che sfrutta gli istinti più primordiali
dell'essere umano ne spiega il massiccio uso che vediamo. In
effetti funziona sempre.
La musica è la via di comunicazione
auditiva di più alto contenuto emotivo e abbiamo visto di recente
nascere un trend che consiste nel pubblicizzare prodotti di
consumo, per chi se lo può permettere, con canzoni di successo
d'artisti famosi. Queste musiche sono state sentite ed apprezzate
dal pubblico in un contesto puramente culturale prima d'essere
state comprate dall'azienda commerciale e rappresentano nell'inconscio
di tutti, un periodo della loro vita personale, carica d'emozione
e di ricordi, che l'ascolto farà risorgere.
Il filmato è la forma di comunicazione
più completa perchè coinvolge due sensi principali, la vista
e l'udito ed è più somigliante alla realtà, pur essendo completa
illusione. Statistiche hanno dimostrato che nelle agenzie di
viaggio, la visione del filmato di una destinazione fa aumentare
la vendita dei biglietti per questo particolare viaggio. Una
foto del posto non avrebbe certo quest'effetto.
Il profumo: da tempo gli addetti ai
lavori, sia del marketing sia dell'industria delle fragranze,
ricercano il modo d'usare il potere unico che gli odori hanno
di suscitare le emozioni direttamente nella sede che presiede
alla loro elaborazione, il sistema limbico, per influire sui
comportamenti d'acquisto del consumatore.
In effetti, l'olfatto è il primo e più primordiale
senso degli organismi vivi, il loro ultimo ricorso per identificare
e riconoscere il buono dal cattivo. La mela può essere bella
rossa, ma se, quando la si porta in bocca "sa" di
marcio, la si butta via. Questo "sa" del linguaggio
comune, rivela come sono intime ed intrecciate le nozioni di
"odorare" e di "sapere". Un topo cieco può
sopravvivere, trovando il suo cibo al fiuto, ma privo dell'olfatto,
morirà di fame, incapace di identificarlo.
Nella psiche umana, il buon odore è associato
alla nozione stessa di "buono". In tutte le sfere
della loro realtà, fisica, psichica e morale. Nella lingua araba
la parola "tayyib" è usata indifferentemente per dire
"profumato" e "buono". Come stai? "Tayyib",
bene, Al hamdulillah, Lode a Dio al quale appartiene il buono
(tayyibat, profumato), sono parole e frasi quotidiane nel mondo
arabo.
Gli esperimenti sulle persone con gli odori
sono assai difficili da condurre, per la natura stessa dell'olfatto
e per la difficoltà di stabilire un protocollo di ricerca ripetibile
e affidabile, ma le possibili applicazioni della psicologia
dell'olfatto al servizio del marketing affascinano molti.
Il
capitale marchio e il logo olfattivo
Il marchio dell'azienda, simboleggiato dal
suo logo, è un condensato d'informazioni che permette d'identificare
il suo prodotto in mezzo ad un numero d'altri spesso di qualità
equivalente. Il marchio è un capitale per l'azienda perchè facilita
la comunicazione con il consumatore, gli dà fiducia nella sua
decisione d'acquisto e gli procura una gratificazione sociale
e personale nell'uso. L'esistenza del marchio permette all'azienda
di ottimizzare le sue spese marketing, di aumentare i margini
di profitto, di fare leva sulla rete di distribuzione e di avere
un vantaggio sulla concorrenza. La costruzione d'un "capitale
marchio" richiede tempo e investimento pubblicitario pienamente
giustificati dai vantaggi che genera. Il logo è la manifestazione
"materiale" del marchio e comunica l'intero sistema
di valori dell'azienda, la sua immagine.
Il logo olfattivo
L'odore ha un ruolo importante da compiere
nella valorizzazione del marchio, prima di tutto perchè è una
novità, quindi permette di "debanalizzare" il marchio,
aggiungendogli un valore che gli altri non hanno.
Nel passato alcune aziende si sono create inconsapevolmente
un logo olfattivo. Lo studio di questi casi fa emergere dati
molto significativi sull'efficacia del marketing olfattivo.
In effetti, alle persone interpellate durante la ricerca, l'odore
della vanillina non evoca solo "il talco per bebè"
bensì il nome "Borotalco" dell'azienda che lo produce.
In Francia, l'odore del legno di cedro evoca per le persone
interrogate "le matite colorate Crayola". Questo rivela
come un odore comune a diversi prodotti diventi automaticamente
il logo olfattivo del marchio più venduto nell'inconscio collettivo.
Il funzionamento della memoria olfattiva è
tale che i primi ricordi olfattivi che risalgono all'infanzia
sono i più potenti nella loro capacità di suscitare delle emozioni
gradevoli e anche i più facili a riattivare. In effetti, le
memorie olfattive non svaniscono mai e la loro forza dipende
dall'importanza che ha avuto la situazione in cui l'odore è
stato percepito nel processo d'apprendimento delle persone.
Queste constatazioni sono alla base di alcune
delle regole del marketing olfattivo.
L'utilizzo del logo olfattivo
Il logo olfattivo può essere utilizzato su
dei supporti materiali (carte, tessuti, pelle ecc), e può essere
diffuso negli ambienti.
In questo caso, il logo ha il vantaggio sulla
pubblicità tradizionale di occupare interamente lo spazio e
di pervadere completamente la situazione in cui è diffuso. Diffondendo
l'odore durante eventi legati all'azienda o durante eventi sponsorizzati,
culturali e sportivi, di forte carica emozionale, è possibile
condizionare un determinato pubblico ad una risposta emotiva
favorevole che scatterà automaticamente al risentire l'odore
sul prodotto stesso o nei negozi che lo vendono.
Poichè le persone vanno a vedere film del genere
preferito, lo stesso può essere applicato indiscriminatamente
al cinema, dove la "fragranza logo" può essere diffusa
in quantità appena percettibile in modo di non disturbare, senza
che questo nuoccia alla sua efficacia subliminale.
In effetti, nel diffondere il logo olfattivo, devono essere
applicate le stesse regole della scenografia
olfattiva.
L'elaborazione del logo olfattivo
L'elaborazione d'un logo olfattivo si fa in
funzione del bersaglio che si cerca di raggiungere. Per esempio
nel caso del Borotalco, sono le mamme che devono gradire l'odore
del prodotto. L'aroma così dolce della vanillina, di pasticcini
mangiati in famiglia la domenica e di creme al latte preparate
a casa per i bambini, simboleggia pienamente il sentimento tenero
della mamma per il suo bambino.
Più ristretta sarà la tipologia di pubblico
per un prodotto, più semplice sarà il compito di fare il suo
logo olfattivo.
Le grandi aziende attuali che possiedono un
marchio hanno interessi molto diversificati e il loro pubblico
raggruppa una vasta varietà di tipologie diverse, il quale rende
la scelta del logo olfattivo delicata. Non solo l'odore scelto
deve simboleggiare i valori dell'azienda ma anche ottenere un
consenso pressochè universale. Per arrivare a questo risultato
è importante stabilire un protocollo che minimizza il rischio
d'errori e che permette di convalidare ripetutamente la scelta
dell'odore, prima che diventa la firma olfattiva definitiva
dell'azienda.
L'elaborazione di logo olfattivi non è poi
così difficile per il profumiere. E' un compito paragonabile
a quello d'un musicista che deve comporre la colonna sonora
d'un film. Non basta in nessun caso la conoscenza della psicologia
dell'olfatto e dell'aromaterapia, è un lavoro d'artista e due
fattori non scientifici devono intervenire; l'intuizione e l'ispirazione.
Come
fare un logo olfattivo aziendale
A suivre

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Bibliografia: Le marketing olfactif. Ed. LPM
Les presses du management, Paris
Vedi anche "Documenti
internet" , "Il
kit della comunicazione olfattiva" e "il
profumo politico". La “riscoperta” dell'olfatto: marketing e tecnologia
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